Sopravvivere senza visioni
Stamattina leggendo i titoli di giornali ho provato un senso di galleggiamento. Mai come in questi tempi il sentimento prevalente è quella di sopravvivenza di fronte a questa guerra fatta di spread, indici, bond e percentuali. E, insieme a questa, anche una certa impotenza di fronte a uomini che stanno decidendo il tuo futuro.
Poi ho letto il bel post di Marina Terragni dal titolo Ma voi ci credete?. E, condividendola, la sensazione si è amplificata. Marina va ancora più a fondo e per essere più incisiva utilizza la metafora della morte e scrive:
Io vedo terra, vedo tecnologie pulite, vedo energia alternativa, cose che durano, realissime. Il nostro “scheletro contadino”, il glocal della rete, la comunità che prende il posto della società. Io vedo questo.
Ma chi sta decidendo per noi, chi sta decidendo per tutti, chi cerca solo di far sopravvivere quello che è destinato a morire, di fare crescere quello che non crescerà più, che cosa vede?
Ecco, questa aria di morte, di qualcosa che è destinato a sparire, questa assenza di cose e riferimenti terreni ma anche di visione, porta a desiderare e a credere di più ai valori primitivi, alla terra, all'agricoltura, alle stagioni.
E l'immagine qui a fianco è piuttosto esplicativa.

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