Padre, moglie, manager, studente ... Peter Pan
Oggi sulle pagine culturali di Repubblica c'è una bella intervista al sociologo Richard Sennett di cui viene ripubblicato un suo vecchio saggio dal titolo "Autorità: Subordinazione e insubordinazione: l'ambiguo vincolo tra il forte e il debole" (Bruno Mondadori). In realtà però l'attenzione si è concentrata sulla pagina degli spettacoli e in particolare su un'intervista a Fabio Volo che presenta il suo ultimo film.
Dice Volo "Non sono d'accordo con chi associa me alla sindrome di Peter Pan. Non è questione di una mancanza di crescita ma di un crollo dei ruoli. Forse anche mio padre e mio nonno non erano convinti di fare i mariti e i padri, ma lo sono diventati perché in fondo quelli erano i loro ruoli." Questa delle scelte non consapevoli e dei ruoli indotti dalla società è una tesi molto interessante e che attraversa anche Leadershit. Nella complessità contemporanea è sicuramente presente un forte processo di abbattimento delle barriere e, di conseguenza, anche una maggiore possibilità dei singoli di potersi liberare dai ruoli che spesso sono vissuti come gabbie. Oggi le persone sono più libere di scegliere di rimanere single, di sposarsi, di andare a vivere in un'altra città, insomma, di scegliersi o non il proprio ruolo nella società
Proviamo a spostare il discorso verso un altro piano. Le organizzazioni sono basate sulla dinamica dei ruoli fissi: fare carriera è un percorso fatto di ruoli indotti. Anche qui le cose stanno cambiando e le organizzazioni vogliono mettersi al passo con la società.
Proviamo a chiederci: quali saranno i modelli organizzativi dove il ruolo non sarà più centrale, o meglio non si aspirerà più ad una casella/poltrona/etichette (VP, CEO, GM, Director, Supervisor, Advisor)? I laboratori e gli spazi creativi, insomma, un nuovo modo di stare insieme su un progetto, avrà ancora bisogno di strutture, caselle e ruoli fissi?
Una risposta non c'è. Nuove forme per nuovi contenuti esistono già.
Spostare il cono di luce e... mettersi in ricerca.

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