Abilitare

1 karma photoIl mio professore lo sosteneva chiaro

“I don’t want to empower people, I want to enable people to empower themselves”

Questa frase risuonava qualche anno fa nelle aule di una scuola di business che frequentavo e mi ha sempre accompagnato nelle esperienze sia di allievo che di formatore, o meglio ancora di ispiratore.

“non voglio potenziare le persone, voglio invece abilitarle a potenziare se stesse”

Non è affatto banale incontrare persone che riescano a muovere, potenziare, risvegliare e rivitalizzare qualcosa che è dentro di noi, qualcosa che c’è già. A volte accade dopo una conversazione, una presentazione, una conferenza, un incontro casuale, un libro, un film o pièce teatrale, sicuramente quando veniamo investiti da un’energia bella potente e focalizzata. E anche il corpo, quando si tratta di vibrazioni energetiche vuole la sua parte e si fa sentire. Ecco che qualcosa nel profondo si rafforza, anche se a volte non lo realizziamo subito; poco alla volta sembra quasi ritrovare forza un progetto, un’aspirazione, quel “daemon” o meglio vocina interiore che quando siamo realmente svegli sa farsi sentire e fare da guida.

Viviamo come addormentati e a ricordarcelo non sono solo “quasi tutte” le religioni (avvolti dalla Maya, l’illusione), ma possiamo sentirlo direttamente quando diventiamo prede quotidianamente delle cose da fare o di scelte spesso indotte dall’esterno e raramente realmente originali. Per fortuna si procede a strattoni; passano mesi in cui si naviga a vista con poche domande nel bagaglio, più certezze che incertezze. Cicli e passaggi di vita in cui si “fanno” cose che servono e che magari ci piacciono, anche se sentiamo di essere ben lontani dalla potenza dell’azione che realizza, dal movimento in vista di un fine veramente scelto o perlomeno all’interno di un disegno di cui in parte siamo noi gli artisti. Poi ad un tratto arriva il “catalizzatore”, l’incontro, l’energia scatenante, la doccia fredda che scioglie la nube di Maya e rende tutto più visibile, alla portata, che ci fa sentire e dunque riconoscere ciò che c’è già e che ci appartiene.

Io spesso riconosco i miei maestri in questo modo: sono capaci di smuovere all’interno qualcosa di mio, rafforzano una mia volontà, un mio modo di essere, un pensiero o un’idea su cui voglio lavorare; favoriscono il ritrovamento di un gioiello già mio che avevo perso. I maestri mi fanno fare delle scoperte, non solamente su ciò che loro hanno scoperto… ma su di me.

Se riuscissimo tutti a potenziare e praticare ciò che già ci appartiene o comunque a fare delle scoperte, a mettere in atto almeno parte della nostra unicità e potenziale non si scatenerebbero forse miliardi di azioni e pratiche etiche? Il mondo non gioverebbe forse dell’impatto di miliardi di microazioni creative e sentite? Le nuove comunità non sarebbero forse il risultato di sensibilità e pratiche di tanti magari su progetti e idee che si incontrano, che convergono? Mi piace l’idea di tendere me se stesso -o solo parte di me-, verso qualcosa in cui io sento e credo di avere i mezzi per fare –meglio o peggio non importa- per impattare, per tentare di migliorare il mondo.

E’ ormai evidente che un po’ tutte le parrocchie sono agli sgoccioli, partiti, chiese, ideologie; poca è la voglia oggi di farsi paladini di idee altrui. Nella società del “poteressere”  le nuove aggregazioni comunitarie –credo- dovrebbero ripartire proprio da qui; dalla ricerca che ciascuno di noi può impegnarsi a fare su intenzioni, progetti e possibilità che gli appartengono, un diventare testimoni come vera alternativa di pratica etica.

Ecco che l’incontro può risvegliare le mie possibilità, rafforzarle. Dopo aver sentito l’energia di Lorella, dopo aver letto il suo libro, cosa mi accade? Forse penso a come potrei con i miei mezzi continuare la ricerca di Lorella, o forse a come potrei rafforzare la mia di postura, i miei di progetti, le mie di idee; forse riconosco delle intenzioni che mi appartengono o semplicemente avvio una ricerca che avevo in mente, sviluppo una conversazione, preparo una nuova scoperta.

Un bell’incontro, un “abilitatore” o se vogliamo un “maestro” se concretamente riesce a “toccarmi” testa, cuore e pancia, riesce a potenziare la mia intenzione, la mia ricerca: in sintesi mi libera!

E’ un’autentica scuola di libertà. Abilita la mia pratica di libertà e contribuisce alla mia realizzazione. E le mie pratiche trasformano le conversazioni, le relazioni, le azioni…il mondo.

Ecco credo che i nuovi maestri oggi, si riconoscano proprio da questo. Non cercano adepti, non cercano motivazione e dedizione al loro progetto, semplicemente trasmettono un’esperienza, una ricerca!

 Abbiamo bisogno di scuole di libertà “praticabili” in questi giorni.

Abbiamo bisogno di riscoprire la nostra forma originale di trasmissione energetica.

3 comments to Abilitare

  • fabrizio

    E’ vero, abbiamo bisogno di rischiare, di scavare dentro noi stessi e di seguire il nostro cuore prima che il nostro cervello. Scimmiottare i consigli “energetici” di un guru forse ci porta poco lontano da dove siamo e, sicuramente, lungo una direzione che non ci appartiene. E’ sempre un problema di paura/paure, il terrore di sbagliare ci attanaglia, si preferisce seguire qualcun altro (cui dare la colpa in caso di insuccesso) piuttosto che seguire se stessi ed assumersi ogni responsabilitĂ . Chi ha coraggio, lo usi.

  • Sì, è proprio vero. In realtĂ  il maestro è colui che sa condurre attraverso la crescita di un individuo, di trarre fuori un’esigenza inesplorata,di accompagnarti nel tuo percorso umano,nel vero senso letterale del termine latino “educere”

    Quando incontri un maestro, la tua mente si apre ad una nuova esperienza, sicuramente catartica e si genera novitĂ  ed autenticitĂ .

    Forse quello che dovremmo ricercare è proprio l’autenticitĂ  in ognuno di noi.

    Complimenti per il post e il blog.
    Barbara

  • The best bet is to go to a store; the mall, shoe carnival, famous footwear, etc. and try it on. different brands have different ways of sizing things. I love my New Balance, it’s all I ever get now b/c I like the wide widths and comfort (not to mention they’re pink!)

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