crisi e multiyo

multiyoSopravvivere alle crisi è il titolo dell’ultimo libro di Jacques Attali giornalista ed esperto di economia francese, ovvero 7 lezioni di vita o più prosaicamente strategie di sopravvivenza per “cercare ciascuno di noi uno spiraglio nella sventura e destreggiarsi tra gli ostacoli che si presenteranno”.

Le strategie: il rispetto di sè, l’intensità, l’empatia, la resilienza, la creatività, l’ubiquità, il pensiero rivoluzionario.

Ebbene l’ubiquità, ovvero non accontentarsi di una sola identità. Scappare dal pericolo sostiene JA scappando da ciò che si è, diventare altro, intellettualmente e se necessario andare fisicamente altrove. Prepararsi dunque per muoversi di identità; bagaglio leggero, accumulare non beni ma idee, esperienze, relazioni e risorse, possedere il meno possibile o meglio ancora solo beni nomadi. Non dipendere da una sola impresa, famiglia, lingua…e magari religione. Prepararsi a scappare suggerisce JA dalla propria storia, immagine, ambizioni, valori, successo, progetti. Accettare appartenenze multiple, partecipare a diverse culture..senza  lasciarsi irregimentare o integrare da una o dall’altra.Vivere dice ancora JA sincerità parallele o successive o addirittura in simultanea trasparenza.

Ok questa appartenenza a differenti città, tribù, lingue, amori e sentimenti, attività e relazioni così come rappresentata -ricetta di vita- suona un po’ stressing e soprattutto poco realizzabile.

Ma il concetto è molto buono! Tutti, proprio tutti  consapevoli o no siamo fatti di tante identità che albergano creativamente dentro di noi e rispettarle tutte, in parallelo o a turno credo sia un modo fantastico per risparmiare sull’analisi o altre terapia di supporto, insomma per conoscersi e mettersi alla prova aggratis..e non solo.

Dentro di me c’è l’imprenditore, il lettore vorace, il manager, il ballerino, il sensuale, il profeta, l’ispiratore,  magari lo scrittore ..e tanto ancora. Quando mi sento ingabbiato dentro una sola dimensione arriva il senso di avvelenamento e soffocamento. Ovvio tutte qs identità a spasso in simultanea non le porto ma le conosco, le frequento, le rispetto, e gli faccio spazio. Amo la solitudine per me terribilmente creativa, così come adoro perdermi nel marasma di una serata discotecara ed in conversazioni da “signora mia” con un amico o una sconosciuta. Le sicurezze donate dalla superficie di un outfit giusto possono essere decisive per l’umore ma anche praticamente utili e concrete quando si deve affrontare una situazione di lavoro o di presenza..impegnativa. Così come vitale è per me l’ascolto della voce profonda di Gabriella, mia maestra di yoga e delle mie cellule impazzite e perse nella gioia di un’asana.

Tanti talenti, forse non li chiamerei così, direi tanti modi di poteressere che vogliono spazio e solo facendoli respirare un po’ tutti riesco a diventare consapevole di ciò che posso e voglio, tante maschere che consentono alla mia faccia, quella sotto la maschera appunto di farsi..di modellarsi.

Insomma sono questo, quello e molto di più e non voglio dare la supremazia assoluta (molto leadershit no?) a nessuna delle mie identità (anche nel mitico film l’albergo spagnolo scena madre alla fine dove il giovanissimo protagonista scappa dall’azienda che lo incasellava nella monoidentità)

Tutte e proprio tutte necessitano di essere messe “at work”  come titola il libro “identità al lavoro” di una mia insegnante  Herminia Ibarra sui cambiamenti di carriera per manager e leader .

E la pratica alla fine..pure delle identità multiple “makes the difference”.

(AV)

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