trasformazioni

invisible cityQuelle sotterranee, poco visibili, continue e silenziose di trasformazioni mi hanno sempre affascinato.
Il libro del filosofo e sinologo francese Francois Jullien “Le trasformazoni silenziose” edito da Cortina ha risvegliato in me la voglia di capire meglio e di riflettere su come il nostro corpo, il nostro mondo, la società siano tutti organismi viventi in continuo movimento e trasformazione.
Siamo da sempre allenati-noi occidentali- a cogliere la giovinezza e la vecchiaia, il rigoglio ed il declino, il bene ed il male, la gioia e la tristezza, la vita e la morte attraverso delle immagini o determinazioni fisse, statiche, quasi irrigidite. Il tempo lo abbiamo costruito ed inventato proprio per riuscire a datare dei “fermo immagine”, per darci dei punti fissi “passato, presente, futuro” e leggere così la storia, gli eventi, rendere visibili i cambiamenti.
Ma le trasformazioni, ricordano le sapienze cinesi, sono continue, la vita è senza rottura, è fluida, e “l’uno” è già “l’altro”.
Il concetto di Yin (/jin/) e Yang (/jang/) che ha origine dall’antica filosofia cinese lo visualizza molto bene questo concetto: tutto il mondo manifestato si regge sui due principi yin e yang.
Lo yin e yang sono opposti : Qualunque cosa ha un suo opposto, non assoluto, ma in termini comparativi. Nessuna cosa può essere completamente yin o completamente yang; essa contiene il seme per il proprio opposto. Per esempio, ogni uomo ha dentro di sè un parte femminile e dolce così come una donna una parte maschile (non fisica).
Lo yin e lo yang hanno radice uno nell’altro : sono interdipendenti, hanno origine reciproca, l’uno non può esistere senza l’altro. Per esempio, il giorno non può esistere senza la notte.
Lo yin e lo yang si trasformano l’uno nell’altro : ad un certo punto, lo yin può trasformarsi nello yang e viceversa. Per esempio, la notte si trasforma in giorno; il calore in freddo; la vita in morte.
Ecco perchè assistiamo ad un rovesciamento continuo da uno stadio al suo opposto ma non lo notiamo, o meglio la trasformazione continua è invisibile ai nostri occhi.
Nello Yoga si osserva molto ciò che accade nel corpo, si sente, si ascolta.
Acuire la capacità di osservare ed ascoltare, può voler dire provare a sentire questo movimento continuo, tentare di catturarlo e lì…stare.
E’ una bella pratica l’ascolto, una pratica di cui da più parti si predica la necessità; ma a volte è veramente difficile trovare un punto di vista comune su cosa vuol dire ascoltare. Ecco credo che una maggiore attenzione a ciò che invisibilmente si trasforma continuamente, possa essere un bellissimo esercizio per trovare una forma di convergenza, di sentire comune su cosa potrebbe essere praticare e condividere l’ascolto.
Sostiene Jullien che il pensiero occidentale è incapace di pensare i cambiamenti striscianti, evoluzioni continue che non riusciamo a percepire salvo il risvegliarci in modo brutale quando la trasformazione è evidente, è già avvenuta, il risultato ci spaventa, ci sorprende, il vaso si è rotto.
Provare a rallentare può essere una via per rendere visibile ciò che visibile, da subito ..non è.
Anche il silenzio è una bella pratica per rendere visibile, l’invisibile, per cogliere ed immaginare ciò che è nella realtà, senza fuggirne.
In silenzio per ascoltare, per svuotare.
Provare a sentire ciò che si trasforma può essere d’aiuto nei momenti di incomprensione e di incertezza, può accendere la speranza che il movimento porterà a qualcosa di nuovo, una nuova forma di bellezza che chiede di rivelarsi e che per farlo necessità di sostare nel suo opposto, a volte tenebroso e difficile, a volte sfocato, sicuramente necessario.

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