leader e politica
Si chiama Nichi Vendola, in questa foto è nudo e forse è uno dei pochi “in politica” capace di dire pacatamente ed efficacemente Il Re è Nudo.
E’ Presidente -rieletto quest’anno- dal 2005 della Regione Puglia. L’intervista di ieri sera da Fabio Fazio a Che Tempo che fa oltre a fornirre una bella testimonianza su cosa vuol dire avere una visione del mondo coltivata attraverso la riflessione, la poesia, la vicinanza al territorio e l’ascolto delle persone evoca in modo semplice e diretto nuovi modi di intendere la leadership, di interpretare il ruolo di “sovrano” di un movimento o di un partito attraverso un nuovo vocabolario.
Abbiamo già parlato in questo blog ( vedi il potenziale della situazione) del modo diverso delle saggezze orientali-quelle antiche- di intendere il sovrano come colui che tale “è” perchè riconosciuto dagli altri, da un gruppo o un popolo come il più saggio. Un’autorevolezza dunque che proviene dalla capacità di leggere una situazione, di farne una lettura saggia; un’autorità che viene riconosciuta dal contesto e poi assunta dal leader”eletto” dal suo popolo. Una posizione di sovranità dunque  meno sgargiante di ego e soprattutto attribuita dal basso sulla base di qualità di “visione” e di “saggezza”. Se sento affinità profonde con gli strumenti e gli occhi che una persona usa per analizzare ed osservare una situazione, un paese, un’organizzazione, un’azienda, un mercato; se mi riconosco nel suo sguardo sensibile, nei suoi pensieri contemporanei, colti, evoluti, che colgono il visibile non solo agli occhi ma anche al cuore,  ebbene a quel punto mi fido e mi affido. Decido che lei\lui testimoniano con le loro azioni e parole ciò che io sento, so dentro di me che spingono verso una visione del futuro nel medio\lungo termine in cui mi viene vogliere di “spingere” anche a me. Muovono le mie intenzioni e azioni. Riconosco un leader (se proprio siamo affezionati alla parola), un maestro, una persona che vorrei avere accanto per fare un cammino evolutivo, di crescita e benessere condiviso.
Ieri sera Nichi Vendola ha usato un nuovo vocabolario -per la politica- per definire la leadership: ha chiesto di abbassare i toni sul leader, di smorzare l’apoteosi continua delle sue qualità taumaturgiche e comunicative. Di spostare l’attenzione ed i riflettori sul progetto, sulla visione del mondo e non continuare a ricercare un leader “superman” che è ammantato di carisma, attento all’immagine e all’eloquio sciolto e sagace .
Ha evidenziato i rischi che si corrono quando si ricercano strenuamente i leader a cui delegare, a cui dare una sorta di delega in bianco e totale sulle proprie vite sia come piccoli gruppi di cittadini, sia come popoli. I rischi del carisma televisivo, della ricerca ossessiva di quel tipo di leader che “buca lo schermo” che tanto..ci pensa lui ( il “ghe pensi mi”) li conosciamo bene; di  ”follower” deleganti , in posizione subalterna e passiva, che scaricano responsabilità e sono sempre in attesa non ne abbiamo più molto bisogno in nessun tipo di istituzione o azienda.Â
Immaginare forme nuove di partecipazione (i social network e le nuove comunità di interessi e di mercato sono già una prova) è indispensabile per progettare il futuro. Immaginare un ruolo nuovo per il leader di fronte a nuovi e diversi immaginari partecipativi (in rete skype, wikipedia ed i vari social network il leader “old way” lo hanno già eliminato) impone una revisione critica di ciò che oggi è e fa un leader (il percepito attuale è distorto poichè condizionato dal bombardamento televisivo) e ciò che potrebbe essere e fare ( e se lo fa già rendiamolo visibile). Cosa fa e chi è il nuovo “catalizzatore”, facilitatore, ispiratore o -se proprio non riusciamo a staccarci dalla parola- il neoleader in grado di liberare saggezze e conoscenze collettive di tutti quelli che di delegare a qualcun altro la propria vita, realizzazione e progetto non hanno forse più voglia?
 (AV)
