Questioni di identità

Paper_3D_glasses_plain_paper_3D_glasses_3D_eyewearDisoccupati senza identità; questo il titolo della rivista Mente e cervello che affronta il tema difficile della perdita di identità e di ruolo sociale che inevitabilmente si accompagna a quella del lavoro. Un lavoro che quando non c’è più significa perdita di autostima, perdita di un ruolo sociale, veri e propri shock emotivi e psicologici, lutti che minano in profondità ciò che pensavamo di essere, di rappresentare, sensi di colpa che emergono quando ci si sente incapaci, impreparati per cercare un’alternativa, per ricollocarsi nel cosiddetto mercato del lavoro, mercato delle apparenti e confortanti certezze a cui tutti chiediamo qualcosa: denaro, identità, ruolo, collocazione sociale e culturale.

In questo blog abbiamo anche parlato di come un licenziamento possa diventare perfino mortale- i suicidi France Telecom- o come possa portare l’uomo, “il patriarca” ad entrare in una crisi non solo di identità sociale ma anche di genere.

Il tema dell’identità che portiamo dentro alle stanze del lavoro è forse il tema principe di questi anni.

Siamo avvezzi tutti a non PARLARE MAI CON CIO’CHE NON SI VEDE SUBITO.

Lo scambio nell’economico, sul lavoro, fatto di parole e gesti che ci impegnano per la stragrande maggioranza delle nostre vite ha annullato, o meglio ha voluto abituarci ad annullare tutto ciò che NON SI VEDE SUBITO, o che forse si vede ma si vuole eliminare, ignorare, tutto ciò che apparentemente non serve per lo svolgimento di una mansione, di un compito, di una “task” professionale, di un progetto piccolo o grande.

La performance, il risultato, ottenere tutto e possibilmente subito hanno per forza di cose schiacciato differenze ( maschile\femminile), culture (territori, etnie, saggezze diverse), personalità e potenzialità ( talenti, creatività, genio individuale). Parlare con la differenza è faticoso, sembra faccia perdere un sacco di tempo, non sembra aiutarci al raggiungimento dell’obiettivo.

E forse, come ben sottolinea una mia amica, Antonietta Potente, è proprio ciò che vogliamo far sparire che si ritorce contro l’abbondanza. Un’abbondanza che necessita magari di tempi diversi per manifestarsi, tempi più lunghi che a volte garantiscono però il coinvolgimento delle persone, la gioia di aver partecipato, la possibilità di un risultato più equo e distribuito, insomma la pace per molti.

Con il mio lavoro affronto il tema dell’identità che portiamo in azienda, negli uffici, praticamente tutti i giorni. La fine del work-life balance e l’unione, lo “yoga” tra i due, l’integrazione di vita e lavoro sono i temi che le organizzazioni a forza di parlare di valori, meritocrazia, inclusione dei giovani e rispetto delle diversità si trovano ad avere sul tavolo praticamente tutti i giorni.

Identità uniche e peculiari da riconoscere e con cui interloquire; identità che possono consentire ad una comunità più grande, organizzazione profit o “no” a sua volta di integrarsi, di sfumare i suoi confini con l’esterno, di lavorare per ricercare un nuovo e differente fondamento per la propria identità.

E’ necessario entrare nell’insieme, nella tridimensionalità che ci fa sentire veramente dentro ciò che facciamo.

E a volte, gli occhialetti 3 D, per entrare nella “picture”…non bastano!

AV

2 comments to Questioni di identità

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