Alla fiera delle vanitÃ
O meglio: Entreprises: la foire aux vanitès è il titolo originale dell’articolo della giornalista francese Jacqueline De Linares sul Le Nouvel Observateur . Una paginetta uscita agli inizi di quest’anno sulla corsa frenetica delle grosse aziende a vantarsi delle loro buone azioni, delle pratiche eccellenti di HR (per i non addetti gestione delle risorse umane), dalla promozione delle donne in posizioni di responsabilità , alla protezione dell’ambiente e allo sviluppo sostenibile ..e via dicendo tante altre autoglorificazioni legate al sociale, al cosiddetto etico
Anche France Telecom piuttosto citata e tristemente conosciuta nel 2009 per i suicidi ripetuti dei suoi dipendenti è riuscita a guadagnarsi ben 5 stelle nel palmarès Top Employeurs France perchè ” ha promosso al suo interno pratiche all’avanguardia nella gestione del personale per permettere ai dipendenti di realizzarsi personalmente e professionalmente sul lavoro”.
OK. Non c’è limite. Non ci sono commenti!!
Ma -continua la giornalista- abbondante è ormai in tutti i siti la promozione  di carte della diversità , di modi per prevenire lo stress dei lavoratori, di enunciazione di policy per garantire uno sviluppo sostenibile e duraturo, di investimenti in energie rinnovabili anche se poi – nel caso specifico di Total- non rappresentano che il 2,1% di tutto il budget destinato alla ricerca e sviluppo dall’azienda.
Insomma imprese che sembrano ONG, imprese che non lesinano sui budget promozionali per pulirsi la coscienza autopromuovendosi; imprese francesi che attraverso l’elogio del loro operato hanno ispirato l’associazione  ambientalista Les amis de la Terre a costituire un premio – antidoto: Il premio Pinocchio per illustrare e denunciare gli impatti negativi di alcune organizzazioni francesi che razzolano male pur predicando bene all’interno di siti e comunicazioni…di facciata.
Si potrebbe dire che non è una novità .La cosiddetta etica da scaffale continua ad imperversare e gli enunciati di buone condotte a sopraffare il vissuto reale e le pratiche quotidiane. Ma oltre a denunciare le finte promesse si potrebbe cominciare a denunciare anche un altro fenomeno dilagante: quello dell’abbondanza di inutile comunicazione. La comunicazione è diventata non solo troppa ed effimera ma quasi cancerogena in questi anni. Dilaga e appiccica etichette “cosmetiche” a tutto, fatti piccoli ed irrilevanti che è necessario “strumentalizzare” ed ingigantire per vendere, per raccontarsela e raccontarla al mondo. Di questo tipo di comunicazione cancerogena oggi siamo pieni, ridonda in tv e sui giornali, alla radio e sul web.
Ricordiamoci tutti! Aziende , imprenditori, consulenti e comunicatori non solo di NON DIRE LE BUGIE per lavarsi la coscienza ma anche di usare la COMUNICAZIONE con più parsimonia per renderla veramente NECESSARIA!
Educhiamoci tutti, di più, anche a fare un po’ di silenzio.
In questi anni, ce ne è proprio tanto bisogno.
(mb)

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