Falling out of love with business: suggerimenti

MBA logo_colorLa fine di una lunga storia d’amore; Lucy Kellaway grande columnist del Financial Times con “The end of the affair” prevede nel numero del The Economist “The world in 2010″  un grande ridimensionamento e sgonfiamento delle scuole di business, un declino della mitica cornucopia: gli MBA. Insomma scrive la Kelly il business non sarà più tanto “cool” come lo è stato per gli studenti più volenterosi e brillanti di Harvard ed Oxford dagli anni 80 ad oggi e dunque i Master in Business Administration non solo non potranno più promettere futuri garantiti da stipendi a 5 o 6 zeri ma non garantiranno nemmeno più l’appartenenza ad un club di eletti  elitario ed esclusivo.

Tutte le idee pretenziose da cui è avvolto il mondo del business vedranno un bello sgonfiamento e molti dei talenti più brillanti rivolgeranno la loro attenzione nel settore pubblico (legge, medicina, ….) visto che regolamenti e procedure di controllo fissate dalle autorità preposte toglieranno ai board delle compagnie private molta indipendenza e dunque  molto del “glamour” da cui sono stati investiti in questi anni grazie anche a tanto cinema e serie TV celebrative (vedi negli USA The Apprentice, Dragons’Den…etc).

Sono d’accordo con Lucy e  credo che questa crisi “formativa” delle megascuole manageriali sia non solo necessaria e contemporanea rispetto a cosa serve oggi al cosiddetto business e al mondo ma anche fortemente trasformativa.

Solo dalla trasformazione di un modo di formare competenze e pensieri dei futuri “leader” (tanto per stare nel vecchio paradigma) potremo sperare di scovare qualcosa di nuovo ed inedito. Magari scoprendo che accanto a delle belle competenze tecniche, quelle sui numeri del budget , sulla strategia e sul marketing per intenderci è necessario affiancare qualcosa di più riflessivo, profondo, umano, valoriale, personale.

Lo avete già letto, in questo blog nel post sui dubbi di Harvard dove scrivevamo che mettere in discussione scuole di business e formazione fa strano; fa strano pensare di chiedere troppo denaro ad uno studente per mettere in luce e diffondere storie e testimonianze di saggezza non più originate dalle prassi delle corporations, dal pensiero strategico originato da board profumatamente oliati da bonus (bonus e carriere rapide presentate come obiettivo da molte Business School a giustificare le laute rette percepite).

Se non è possibile più considerare un MBA come l’aspirazione suprema di ogni bravo\a ragazza, il salvacondotto di una carriera di successo e di una leadership ben definita..cosa insegnare, come educare donne ed uomini al presente,  aiutandoli a capire come  diffondere nuovi modi di pensare, nuovi modi di essere e fare per abbellire il mondo?

Da chi andranno ad ispirarsi queste scuole, come repereranno terreno?

Vorrei spingermi a dare qualche suggerimento:

  • interrogate dei testimoni, cercateli nell’imprenditoria sociale, nell’educazione, nel crowdsourcing, nel web, nella letteratura e nelle nuove comunità.Ispiratevi molto dalle nuove comunità, non importa se legate all’equosolidale,  alle produzioni legate alla terra, alla sostenibilità ambientale, al mondo delle cooperative, alla vita monastica e alla spiritualità.
  • non abbiate pregiudizi e cercate dove mai avreste pensato di andare. Parlate con gente che col business dialoga davvero perchè sta sul territorio e soprattutto tenete in conto il parere di chi ha meno di 30 anni…forse anche meno di 20!!
  • eliminate un po’ dei “vecchi” professori. Non tanto per una questione di età quanto di esperienza. I parrucconi che parlano della leadership e delle dinamiche organizzative del decennio scorso vanno ridimensionati o perlomeno affiancati da persone più fresche, a testimoni di oggi quelli che spesso non si vedono e che vanno ricercati.
  • eliminate dai testi e dalle lezioni la parola potere
  • interrogatevi e lavorate con più domande..sempre e dovunque.

(av e mb)

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