L’esercito della salvezza

salvation-army-window-label-e6412Oggi Repubblica, in occasione della prima assemblea del volontariato italiano (Roma , 4-5 dicembre), dedica tre pagine al tema del volontariato, analizzandolo in tutta la sua complessità.

Da una parte infatti evidenzia l’importanza e l’impatto che le associazioni degli “altruisti organizzati” hanno nella società italiana. Un “giacimento di generosità” di dimensioni notevoli (quasi un italiano su dieci che dà servizi a sette milioni di persone ) in controtendenza allo “spirito del tempo”, che riscuote la fiducia delle famiglie italiane (più di istituzioni come carabinieri o chiesa, per non parlare dei partiti politici).

Dall’altra parte però c’è il rovescio della medaglia, ben sintetizzato da un bell’articolo di Franco La Cecla. Secondo il sociologo questo fenomeno nasconde una profonda verità tutta italiana, e cioè l’idea che il lavoro pagato non possa quasi mai essere un lavoro utile alla società. E, peggior corollario, che i lavori utili alla società non vanno pagati.

Un’ideologia che fa molto comodo ai potenti che così relegano ecologia, educazione, cura degli altri ed impegno sociale ad una sfera che non è quella dell’economia.

Questa impostazione, figlia degli anni 70, genera una serie di assiomi e principi: in primis, che i nuovi mestieri utili (quelli legati all’ambiente, al miglioramento della vita sociale) non sono considerati vere e proprie “professioni”. E poi passa l’idea che per lavorare nel sociale ci sia solo bisogno di buona volontà e non di competenza, esperienza e rigore.
Ma è sempre necessario dettare schemi, costruire gabbie, parcellizzare e dividere il mondo,  limitare orizzonti  per autoconvincerci che - in fondo- non possiamo cambiare?
E’ sempre necessario rileggere  il “tutto” alla luce di soffocanti dicotomie: lavoro e produzione vs vita e relazione, dovere e denaro vs desiderio e abbondanza?
Continua La Cecla:

In Italia questo serve ad aiutare il lavoro pagato a non essere posto in questione e a restare sotto l’ombra terribile dell’idea che il denaro “rovina” qualunque cosa.

Possibile sintesi: da una parte c’è un ricco universo che spesso vive al di fuori della politica e delle ideologie, fondato sulla cultura del dono, sulla “sorpresa della generosità” e che vuole poteressere, mentre dall’altra c’è un potere, un modo di intenderlo a cui fa comodo raccontare il volontariato come dimensione “altra”, un potere che non ha alcun interesse a ricongiungere vita e business, principi etici e andirivieni quotidiano, un potere che non vuole affatto perdere il privilegio di essere “mantenuto” dagli affari per continuare a governare e controllare – a modo suo – il cosiddetto economico.
Le gabbie fanno comodo e le dicotomie servono. Smontarle è questione di coraggio.

E’ il caso di dare un occhio a Sottosopra Immagina che il lavoro, il Manifesto del lavoro delle donne e degli uomini, scritto da donne e rivolto a tutti.
Una bella pratica di coraggio!

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