Il seme dell’intolleranza, un’ipotesi

Don't-Tolerate-Intolerance-ONLY-Acceptable-Way-Gay-Pride-Flag-ColorsI giornali li leggete anche voi, e non c’è quindi bisogno che vi mostriamo la lista delle notizie e degli episodi di intolleranza che quotidianamente troviamo nelle pagine di cronaca. Men che meno vogliamo parlare di politica. Vorremmo invece cercare di affrontare il problema, la sua radice, attraverso un punto di vista diverso dal solito, senza introdurre opinioni politiche, civili o ideologiche, ma secondo le tematiche affrontate su questo blog.
Pensiamo infatti che oggi tutta questa guerra al diverso fiorisca perché le persone di fronte alla diversità altrui sono costrette a confrontarsi con il proprio io; il vuoto pneumatico e la miseria di non avere progetti e sogni, il pieno e la ricchezza interiore di chi non smette mai di crescere e migliorare, di progettare anche a 100 anni.

Abbiamo un’ipotesi: se provassimo a misurare i livelli di intolleranza verrebbe fuori che è inversamente  proporzionale alla conoscenza che ho del mio potenziale, ai progetti che mi coinvolgono per poteressere e donare il mio talento al mondo.

Per meglio dire: questa rabbia di colpire chi agisce diversamente da noi forse nasce dall’assenza di un progetto personale e questo riguarda giovani e non. Se sono impegnato in una ricerca per migliorare e crescere, se ho un’idea (spesso anche molto vaga) su come valorizzare e promuovere la mia diversità, ciò che mi piace e riesco a fare al meglio, se l’altro è anche un mondo di possibilità per costruire ed individuare il mio centro, la mia personalità, per conoscere  la mia identita, se tutto questo muove la mia voglia di cercare e di  evolvere  perchè mai dovrei combattere il poteressere di un altro diverso da me? Perchè mai dovrei farmi andare giù il romeno, il gay o l’africano, pontificare sull’impossibilità di  matrimoni o adozioni per i gay o urlare al ritorno della famiglia preistorica di stampo cattolico?

PERCHE MAI?

E se lavorare sul proprio potenziale diventasse anche un lavoro sulla tolleranza?

E se il percorso verso il poteressere diventasse anche un mezzo per l’accettazione del diverso o, meglio ancora, per la creazione di una nuova comunità da costruire insieme al “diverso da noi�

Pensate che meraviglia e che gioia, quanta bellezza, quanto desiderio di comunione e condivisione, quanto poco “dovere”.

(av&mb)

3 comments to Il seme dell’intolleranza, un’ipotesi

  • fabrizio

    Ad un certo punto George Hanson (Jack Nicholson), avvocato beone in “Easy Riderâ€, dice: “La libertà è tutto, d’accordo… Ma parlare di libertà ed essere liberi sono due cose diverse. Voglio dire che è difficile essere liberi quando ti comprano e ti vendono al mercato. E bada, non dire mai a nessuno che non è libero, perché allora quello si darà un gran da fare a uccidere, a massacrare, per dimostrarti che lo è. Ah, certo: ti parlano, e ti parlano, e ti riparlano di questa famosa libertà individuale. Ma quando vedono un individuo veramente libero, allora hanno paura.”

    Per definizione, il nostro è un mondo perfettibile (o imperfetto, che dir si voglia). L’imperfezione dell’altro, l’esistenza del “diversoâ€, è allora una pre-condizione di qualsiasi tentativo di cambiamento; diciamo che è un fatto addirittura necessario. Negare l’esistenza e, soprattutto, la legittimità del diverso è un atto testardo e anacronistico, prima ancora che un gesto di ignoranza.

    Chi combatte il diverso non vuole cambiare alcunchè, tanto meno se stesso. E’ la difesa di un ego impaurito da un nemico invisibile che si materializza sotto forme sempre diverse: il gay, il rumeno, l’extracomunitario, il terrone. Nel branco, il cane che ringhia non è il più forte, ma quello che ha più paura.

    Non dobbiamo commettere lo stesso errore: attaccare il “diverso†che non accetta la diversità. Il miglioramento del proprio sé e, direttamente ed indirettamente, del mondo che ci circonda, passa per le strade più disparate. La prima di queste strade è il miglioramento del sé, in quanto fine a se stesso. Migliorando noi, miglioreremo anche gli altri; e se così non sarà, almeno sarà servito a noi.

    “La vera cultura non è quella che mira ad un dato scopo, ma, al pari di ogni ricerca della perfezione, ha il suo significato in se stessa. Come la ricerca della forza, dell’agilità e della bellezza fisica non ha un suo fine ultimo (quello, ad esempio, di farci ricchi, celebri e potenti), ma trova in se stessa la sua ricompensa, in quanto esalta il nostro senso vitale e la nostra fiducia in noi stessi, ci rende più lieti e più felici e ci dà un più alto senso di sicurezza e di salute, così anche la ricerca della ‘cultura’, cioè di un perfezionamento intellettuale e spirituale, non è un faticoso cammino verso una meta ben precisa, ma è invece un fortificante e benefico allargamento della nostra coscienza, un arricchirsi delle nostre potenzialità di vita e di gioia. Per questo la vera cultura, come la vera educazione fisica, è insieme stimolo e appagamento, tocca sempre il traguardo ma non si ferma in nessun luogo, è un procedere all’infinito, un vibrare all’unisono con l’universo, un vivere con esso al di fuori del tempo. Il suo scopo non è lo sviluppo di singole facoltà o capacità; essa ci aiuta piuttosto a dare un senso alla nostra vita, a interpretare il passato, ad aprirci al futuro con coraggiosa prontezza.” (Hermann Hesse)

  • leadershit

    Si Fabrizio. E’ ciò che ci sta accadendo. La libertà come dici tu fa paura. Mette in crisi chi la osserva e non la consente a se stesso.
    La libertà è una questione di educazione, soprattutto interiore. Educarsi alla libertà favorisce tolleranza e apertura, favorisce ricerca e soddisfazione- mi piace più di felicità- individuale.
    Nasciamo soli e muoriamo soli..e nel silenzio, nella quiete del silenzio, quando ci stacchiamo in po’ dal corpo e dalla mente, siamo ancora soli ma pieni dell’altro…in un’altra dimensione.
    Direi, proprio per buttarla sullo spirituale visto che citi Hesse, pieni di amore.
    Un amore che si prova quando si è in pace con se stessi grati del qui ed ora…del compito che stiamo svolgendo, delle attività di oggi.
    Non è facilissimo, ma credo valga la pena ricordarsi di questo amore e di questa pienezza…ogni tanto durante la giornata.
    Se questo vuol dire osservare e non leggere le news per un giorno…ben venga; ma non ci sono ricette e le strade possibili sono francamente moltissime.
    E’ sempre una questione di libertà…e di coraggio.
    Grazie
    (AV)

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