Il Coraggio delle “Proprie Armi”

philosophie-magazine-sul-coraggio Coraggio. Ne parleremo spesso in questo blog, di coraggio. In questi anni abbiamo particolarmente bisogno di prendere coraggio: il coraggio per fare cose, azioni rilevanti e necessarie evitando di muoversi nel vortice delle attività inquiete, mere scuse o fughe da qualcosa.

La rivista francese Philosophie Magazine dedica un bell’editoriale al coraggio del suo direttore Alexandre Lacroix (a proposito, se avete un po’ di conoscenza della lingua, vi consigliamo vivamente la lettura di questo mensile. Un giornale interessante, stimolante e per niente borioso).

Alla domanda posta ad un gruppo di amici su quale fosse stato l’atto di coraggio compiuto nella loro vita le risposte ricevute dal Direttore sono state molto diverse tra loro: chi ha raccontato la storia di un salto da un trampolino di 10 mt in una piscina, chi ha lasciato il proprio paese – la Francia – per andare a vivere un anno in Oman, chi ha manifestato esitazione nella definizione di cosa fosse un atto di coraggio – ad es. mettersi in mezzo e prendere le parti di qualcuno durante una rissa o avere coraggio di esprimere le proprie convinzioni, opinioni..etc?

Lacroix racconta poi di aver ricevuto un bellissimo messaggio sul tema che recita: “la cosa più coraggiosa che ho mai fatto nella mia vita è semplicemente quella di vivere come immagino per la maggior parte degli esseri umani su questa terra. Una lotta che si interrompe e che finirà con ciò che resterà di me nella memoria di tutti coloro che sopravviveranno al mio desiderio di amore”

Lacroix nota che in tutte queste risposte vive un elemento comune: si tratta di un coraggio che ci rapporta a se stessi, riconosciuto da me e che non è mai soggetto ad una valutazione esterna degli altri. Quel coraggio che una volta in altri contesti era giudicato come tale dalla morale oggettiva dell’epoca, oggi ci colloca pienamente dentro la sfera della moralità soggettiva.

Oggi – continua Lacroix – non si tratta più di fare dei gesti di coraggio per difendere una causa esteriore, una patria, una città, un valore, bensì di fare atti coraggiosi che ci consentano di superare noi stessi…se stessi. Il coraggio secondo Lacroix è’ una ricerca tutta nostra, tutta soggettiva; ed il bello di questa definizione totalmente relativista del coraggio è che non c’è più nulla di normativo, non dipende più da un riconoscimento esterno.

Ciascuno di noi, dunque, si misura e misura in base al proprio metro, al proprio personale desiderio di oltrepassare, di superare se stesso. Posso provare gioia e piacere nel tuffarmi in mare da una roccia molto alta, oppure nello sfidarmi in una conversazione che ritengo impegnativa, ma tutto dipende da ciò che significa per me superarmi, oltrepassarmi, compiere un atto di coraggio.

La moralità soggettiva mette in gioco l’unità della persona e la linea di frattura, il limite su cui lavorare dipende da me, da ciò che sento come bloccante, come limitante, ciò che mi impedisce di ritrovarmi pienamente, di poter essere fino in fondo ciò che sento. Voglio fare un salto non per provare qualcosa a qualcuno, ma per sentirmi adeguato rispetto a ciò che sento di essere, di poter essere.

Il coraggio non è più visto come una virtù sociale bensì come una condizione della nostra evoluzione, della ricerca di perfezione dell’uomo, della volontà di superare, seguendo il proprio sentire, le divisioni e le barriere interne. Secondo questa nuova affascinante teoria il coraggio non è più gregario o sottoposto al giudizio di un esterno, e quindi diventa patrimonio di tutti, un valore relativo e personale.

Il coraggio è quello che ci serve per cambiare ciò che ci blocca, ciò che vuole fermare i nostri progetti di ricerca, i nostri andirivieni tra il sè ed il mondo.

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