Valore di linguaggio

1187726422_7784Continuiamo a parlare di donne. Dopo donne e tv, ecco l’altro tema “forte”: donne e lavoro, o meglio donne e leadership.
L’occasione ci viene offerta da ValoreD, un progetto di cui si è letto parecchio in questi giorni e che ha degli obiettivi chiari e precisi: aumentare dal 4% al 21 % la rappresentanza femminile nelle posizioni di vertice nelle aziende. Iniziative, eventi, osservatori per rilanciare la leadership femminile in Italia che oggi è relegata nelle classifiche internazionali in coda dopo Romania e Bulgaria (12% vs 4% dell’Italia).

Niente da dire, ma diamo un occhio ai linguaggi, agli obiettivi, ai modi in cui tutto ciò affrontato.

Nell’articolo di Repubblica del 18 maggio e nel sito di ValoreD le donne sono descritte come acceleratrici della performance aziendale, “armi segrete” per combattere la crisi; si parla di carriera e di tecniche per fare carriera, di convincerle che sono in grado di affrontare il tema del potere; anzi sono proprio le restie, quelle poco motivate che devono essere convinte dalle “già arrivate” che possono farcela.

A la guerre comme à la guerre
, dunque. Pronte a fare squadra, gruppo, a essere sicure di sè per infrangere i soffitti di vetro ed aumentare il ROE delle aziende, sempre superiori del 10% in presenza di donne al comando. Il partner di Mc Kinsey Micol Fornaroli spiega nell’articolo di Cinzia Sasso che ValoreD, non sarà un salotto per bere il té, ma un luogo dove si lavorerà duro e dove si misureranno i risultati per far passare l’esame alle aziende”.

La bellicosità dei linguaggi ci sorprende ripensando a quanta esperienza il mondo femminile ha maturato in questi ultimi vent’anni e a quanto poco di femminile si coglie nelle parole e nelle modalità di questa conquista, di questa marcia verso il potere.

Ma le donne all’arrembaggio travestite da uomini non erano diventate obsolete già da un po’ ?

I modelli di donne da “modificare”, da “convincere” , da “educare” ai modi del potere maschile, da addomesticare per scimmiottare riti e logiche dei maschietti non erano già stati sdoganati da filosofe che denunciavano la scomparsa delle donne, da libri, da convegni e dibattiti fatti da donne e uomini in questi anni?

E’ doveroso indignarsi, è doveroso battagliare per denunciare e rimuovere ostacoli, prassi, difficoltà che impediscono a tutte le donne di vivere alla pari in questa società; ma non si potrebbe pensare di recuperare tutto ciò che il “mondo femminile” ha dimostrato essere prezioso ed essenziale attraverso le numerose battaglie per proclamarlo anche nei modi e nei linguaggi?

Forse ci sbagliamo, ma non erano le donne stesse a voler fortemente promulgare un nuovo modello di potere, più legato alla forza del network piuttosto che a quello del comando? Perchè non esprimere tutto questo con linguaggi di cura ed attenzione, di relazione, di differenza, di coraggio? Perchè voler tenere a bordo ancora il leader, la leader… perché ridurre tutto al ROE, alla performance, al numero, al quarter, all’ansia e alla carriera?

Cosa ne è dell’abbondanza di relazioni, di attenzioni, di futuro, di piccole cose di cui il femminile è colmo all’interno di queste dichiarazioni?

Insomma donne, ma voi – e sono due uomini a chiedervelo – in questo valoreD dove siete?

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